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Secondo giorno.

Giorno numero due.

Dicono che quando si digiuna non si dovrebbe fare attività fisica, ma nel mio caso sono convinta che aiuterebbe molto.
Stamattina la bilancia diceva:

Cinquantasette.

So che i numeri sono relativi e in questioni di peso la matematica diventa un’opinione, però iniziare la giornata con un chilo in meno rispetto a ieri mi ha un po’ tirato su il morale.

Ieri ho avuto una bella notizia: l’esito positivo circa un colloquio sostenuto la scorsa settimana. Se tutto va bene questo periodo a casa finirà entro breve termine. ( non sono davvero fatta per la disoccupazione. Due mesi, per i miei gusti, sono fin troppi )
Ho passato il tardo pomeriggio di ieri con il mio ragazzo. Niente di importante da segnalare, eccezion fatta per momenti molto piacevoli – che ahimè per te lettore, rientrano nella mia sfera privata.

Oggi non ho fatto granchè, a parte fare qualche fotografia ad un catalogo cartaceo ( sono venute uno schifo e dovrò rifarle non appena riesco a montare un ripiano adatto allo still life ), cominciare e ultimare un’illustrazione nell’arco del pomeriggio e fare una ricerca sui prezzi di un obbiettivo Canon che mi interessa.

Tutto sommato non sto ancora perdendo le energie psichiche per fare qualunque cosa, ma so che dal quarto giorno sarà una bella sfida.
Non sono ancora andata a comprare le vitamine. Ormai rimando a domani.
Ho fatto davvero bene a scegliere proprio questi giorni perchè non mi attendono particolari impegni, eccezion fatta per una session fotografica ad un amico skater questo weekend. Ma si prospetta come una cosa molto tranquilla, dal momento che ci conosciamo. Niente stress di nessun tipo.

Ho in mente un autoritratto da fare domani ( mi sono data il “compito” di riuscire a sfornare almeno un prodotto al giorno – grafico, fotografico o illustrativo che sia. Qualunque cosa ), e l’idea mi piace abbastanza.


sapevo che sarebbe accaduto.

L’ho evitato, ci ho girato intorno, ho deliberatamente ignorato ogni sintomo del problema crescente.
Ed ora rieccomi qua.

Ci sono posti che si frequentano solo “al bisogno”. Davvero, fa parte delle peculiarità del genere umano: quella sorta di egoismo nel riapparire solo quando la frittata è fatta e si vuole rimediare.
Quindi rieccomi a scrivere su questo blog che mi stavo sforzando di dimenticare. Rieccomi ad aggiornare gli stats sul sito di supporto che frequento, aggiungendo numeri alle cifre delle unità ( fortunatamente non sono stata così stronza con me stessa da dover cambiare anche le decine – segno che la situazione non è irrecuperabile ).

Leggi un numero e non ci credi. Poi ci pensi un attimo in più e, dentro quel numero verde dipinto chiaro e conciso in mezzo ai tuoi piedi, ci vedi tutto. Tutti i farinacei di cui non riuscivi a liberarti – non riesci, perchè si sa che devono passare tre giorni prima che il meccanismo entri in testa – tutti i pasti di cui non avevi davvero bisogno. È tutto lì, espresso nelle cifre. Cinque. Otto.

Cinquantotto.

Rendiamocene conto. Scriviamolo in grassetto, ecco.

Cinquantotto.

Se fossi una persona che abitualmente bestemmia, ora bestemmierei. Non lo faccio perchè non rientra nelle mie abitudini di atea.
“Come sono arrivata a questo punto?”
Che domanda del cazzo. Così come ti aggiravi felice attorno ai 55, che comunque ricordiamolo non erano ancora abbastanza, ora ti aggiri triste e grassa attorno ai 58.
Per una persona della mia altezza e della mia corporatura, 3 chili significano molto. Fanno la differenza tra poter mettere una gonna e non poterla mettere affatto. Limpido.
Fanno la differenza tra poter uscire di casa senza piangere di fronte ad ogni riflesso, e poter uscire saltellando per le strade come un’idiota.

ABC? Rainbow?
Cazzate.
Ho deciso per un drasticissimo fasting.

Fast fast. Veloce veloce.
Un fast di 7 giorni. Che tanto fast poi non è, a ben pensarci. Ma che dico? Col ritmo con cui le mie giornate trascorrono ultimamente, non me ne accorgerò nemmeno.

Bene. Prima cosa da fare prima di imbarcarsi in quest’impresa. Giorno numero uno: la pulizia del colon. Oggi posso concedermi solo una, al massimo due, piccole quantità di verdura. Per il resto bisogna bere molta acqua. E riposare altrettanto.
Seconda cosa che sarebbe preferibile fare: monitorare la pressione.
Detto per inciso, soffro di anemia, il che non è propriamente simpatico. Vado a recuperare la macchinetta (sperando di averla ancora, da qualche parte).

* 20 minuti dopo *

No, decisamente non riesco a trovarla. È il brutto di abitare in una grande casa con più persone: le cose si spostano, mutano forma (?), ed infine spariscono. Chissà dov’è, ora, quella povera macchinetta.
Tant’è. Spero salti fuori durante la giornata.

Ho stampato in fronte la frase “posso farcela”. Eccerto che puoi. L’hai fatto altre volte, ricordi? Sei abbastanza schifata da te stessa da non poter fallire affatto.
La bottiglia d’acqua è pronta sulla scrivania, ho bevuto un caffè e preso i lassativi.
Mancano le vitamine. Le vitamine sono importanti, diamine! Andrò a comprarle più tardi.

Detto questo, mi accingo a fare qualcosa di socialmente utile. Au revoir.