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questo serve a me.

Mi serve fermarmi un attimo e ragionare.
Non c’è molta differenza tra un’abbuffata normale e un’abbuffata di verdure.

Lo stomaco ha fatto male, il vomito non è uscito. Pienezza.

Sono quattro giorni di pasti regolari, quattro giorni di non riuscire a fermarsi e ingurgitare selvaggiamente per riempire questo vuoto.

Questa non sono io.

Mi serve scrivere per provare vergogna, mi serve pubblicare e rileggere per accorgermi di quanto tutto questo sia assurdo, e che queste gambe dove comincia a depositarsi merda non sono le mie.
Mi sento intrappolata e mi fa schifo.
Devo partire per un viaggio e volevo farlo con un numero su di me.
Cerco la ricetta dei lassativi per scoprire di averla persa.
E non ne prendo da una settimana.

Mi sento sporca.


cupcake nightmares.

Si sa, per un qualche misterioso motivo (ma forse per via dell’influenza che la figura orientale della gothic lolita sta avendo sull’occidente adolescente), il cupcake va di moda già da un po’.

Stanotte ho avuto un incubo da abbuffata.
Mi capita, ogni tanto, di sognare che la gente mi costringa ad ingurgitare roba estremamente dolce o comunque pesante.
Una notte, per esempio, mi sono svegliata quasi piangendo, dopo aver sognato che il mio ragazzo mi inseriva una fetta di pizza a forza in bocca. Trovandomelo di fianco, dormiente e con le chiappe all’aria, mi è venuto un po’ da ridere.
Stanotte invece ho sognato che una gothic lolita mi costringeva ad abbuffarmi di soffici cupcakes rosa.

Motivo per cui mi sono sentita estremamente modaiola. Una fashion binge. E chi l’avrebbe detto?

– Oggi piove e tra poco devo uscire per cominciare ad allestire l’esposizione fotografica di domani sera. Quanta voglia ho di essere sotto i riflettori? Nessuna. Ma è da mesi che questa cosa è in programmazione. Mica posso fare la spocchiosa e disdire. –