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Focus on: Emilie Autumn

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il dolore dentro.

Me lo merito.

E.sempre.come.un.amuleto.tengo.i.tuoi.occhi.nella.tasca.interna.del.giubbotto.

Vorrei dare di più.
Vorrei scrivere senza pensare. Ascoltare il picchiettare delle dita ed intonare il ritmo di questi tasti neri. Sembra la protesi delle mie sinapsi, questo continua spirale di dolore di cui tanto scrivo e poco parlo.
La sofferenza oggigiorno è sempre per procura. Finisci per autocommiserarti indossando la tua maschera di plastica bianca, comprata alla bancarella del carnevale di Venezia qualche anno fa, c’era il sole e faceva tanto freddo. Ti nascondi e pensi se sia il caso di tapparli, questi buchi per gli occhi – smetterla di vedere tutto così nitidamente e cominciare ad immaginare il tuo mondo ideale – uscire da queste quattro mura e vivere al centro dell’infinito.
Questa spirale di dolore di cui poco scrivo e poco parlo.
Questi crampi allo stomaco sono il delirio. Mi convinco che la causa del mio male – e pianga se stesso – sia ciò che detesto, ma al tempo stesso individuo la strada più comoda. Per lavarmene le mani per sempre.
Questo dolore che mi divora dall’interno. Questo dolore dentro.
Scrivo perchè non so scrivere. Mangio perchè non ho fame. Riempio buchi che traboccano già d’odio. Parlo quando dovrei tacere.
Sono inopportuna nei confronti dell’esistenza stessa.
Questo dolore che marcisce e mi divora dall’interno. Il battito cardiaco accelerato, il petto che esplode – la pancia me la stanno ormai tagliando, lo sento. È il delirio. Non serve chiudere gli occhi per vedere il Buio fissarmi.
Mangia carne cruda – non voglio essere ignorato, Dio!
È tutto un collage di suoni, odori, sapori. Scorre veloce e non perdona, questa spirale di dolore che mi divora.

Vorrei estrarre tutto con la stessa facilità con cui aprivo il cassonetto vicino alla stazione – ore nove di sera – e svuotavo senza pietà il pranzo preparato da mia madre. Preoccupata per la figlia, questa donna va a dormire tardi per preparare il pranzo che altrimenti io non farei.
E ti senti una merda, anche se non hai chiesto queste attenzioni.
Pranzi dentro cassonetti – la mano scivola e anche il tupperware cade. Un contenitore in meno nell’ultimo cassetto della cucina.
Lei dimentica, tu non spieghi. O forse fingete entrambe. Fingiamo.
Fingo.

Ma non ora.
Questo mostro che cresce e mi divora. Questa marmellata che ha fatto lei – perfino le marmellate si mette a fare, in queste serate troppo piene di pensieri per mettersi a letto accanto a proprio marito e dormire – questa marmellata di cui ti ha tanto parlato e che ora prendi a cucchiaiate. Questa frutta spezzettata a regola d’arte e messa in barattolo ora spalmata su 50kcal di biscotto e divorata senza pensare ai numeri. Ripetere l’operazione. Dieci volte. Venti volte. E poi non ricordo più niente.
Il buio ti fissa.
La chiamata dell’ospedale durante l’ora del pranzo, il telefono che non ha vibrato. Tenti di richiamarli per tre volte e non risponde mai nessuno. E ti chiedi se in fondo vuoi andarci, a farti cercare le vene da tre infermiere diverse. Sangue rosso estratto con la forza – qualche sorriso qualche battuta qualche minuto sotto l’acqua bollente del lavandino, il tuo braccio ora troppo sottile.

“Sono stabile sui 48.7kg da anni, ormai”
E risuona come un’eco, questa battuta estratta da un discorso qualunque. E nonostante non siano molti, quei 3-4 chilogrammi che ti separano dalla ragazza seduta accanto a te sembrano essere 30-40. Ti senti ancora grassa. Ti senti grassa. Ti senti inadatta davanti alla tua insalata su cui non c’è da fare alcun affidamento. Ti senti inopportuna. Brutta.

Ho guardato una mia foto di ieri. Le guance sono scavate. Ho le occhiaie.
Un momento dopo guardo il resto – l’inquadratura si allarga.
Enorme.

E ti dici accelera e fai lavorare questo corpo impigrito, cerca di cambiare questi numeri digitali che ammiccano dal pavimento – e ti dici ma sì forse magari durerà o forse è solo un falso tentativo – perchè diciamocelo, non sei fatta di latta e di tanto in tanto hai fame anche tu – e non mentirti persino quando scrivi – la fame è una brutta bestia e ti divora – questa spirale di dolore.


d.a. d.b. d.c. // Cassie Ainsworth.

Colazione: 1 gocciola ( 59kcal ) – 3 biscotti dietetici ( 90kcal ) – 1 bicchiere di latte ( 60kcal ) – 1 caffè nero ( 6kcal )
Pranzo: 1 porzione cavolo ( 20kcal ) – 1 porzione lenticchie ( 70kcal ) – 1 piatto di minestra ( 250kcal ) – 1 fetta di torta di compleanno ( e qui arriva la bomba: 400kcal )

È domenica, sono a casa, ci sono i miei. Traduzione: devo mangiare.
Stamattina pesavo un chilo meno di ieri ( 52,3kg – avevo ripreso con le binge ed ora sono riuscita a tornare giù ), ma comincio a temere il verdetto della bilancia di domattina. Troppa merda.

Ho corso la solita mezz’oretta, quindi: – 200kcal circa

Totale alle ore 14.24: 755kcal

Che. Schifo.

Più tardi mi ammazzerò sulla cyclette, e per stasera … non so. Ieri sera sono riuscita a non cenare, ma dato che mezzo mondo si è messo in testa di tenere d’occhio le mie abitudini alimentari qui sopravvivere pare un’impresa.
Sono contenta che le persone si preoccupino per me, ma sono decisamente irritata dall’insistenza, dall’atteggiamento pedante e dal voler a tutti i costi farsi gli affari miei.
Davvero, mi manda ai matti.

Odio dover litigare, soprattutto in famiglia. Mette di cattivo umore tutti.

*** *** ***

cassie

Parentesi.
Mi stavo domandando come mai la signorina qui sopra ( ormai comunemente chiamata “Cassie”, data la sua popolarità grazie alla serie televisiva “Skins”, che io ADORO ) sia ormai diventata l’emblema dell’anoressia – e della femminilità, ma ci arriverò in un secondo momento – tra le adolescenti di oggi.
Il personaggio è, di per sè, assolutamente adorabile.
Cassie spende gran parte delle sue battute a disposizione a parlare in maniera apparentemente enigmatica ( ma decisamente meno sognatrice di Effy, personaggio per certi versi a lei affine caratterialmente ), a cercare di attirare l’attenzione senza parlare di sè apertamente, ma lanciando piccoli indizi/segnali di aiuto.
Mi ci sono ritrovata proprio per questo motivo. Durante tutto il corso della mia vita non ho mai chiesto apertamente aiuto se avevo un problema. Ho sempre lasciato qualche parola dietro di me, sospesa a mezz’aria e appena sussurrata. Spesso le persone non riescono a seguire il filo dei miei pensieri, ma non ho mai ritenuto importante dir loro come sono arrivata dal punto A al punto B, cosa ci sia stato nel mezzo e quale sia il mio stato d’animo.
Adoro metterli nella condizione di dover tirare ad indovinare.
Il punto è che sbagliano sempre. Anzi. Spesso non ci provano affatto.

Parlavo di femminilità.
Cassie è come un piccolo uccellino caduto dal nido, o un pulcino che corre di qua e di là credendo di sapere esattamente dove sta andando, senza voler ammettere di aver disperatamente bisogno della chioccia.
Cassie è delicata come i primi aromi primaverili, e solare come un raggio dispettoso che filtra dalle imposte la domenica mattina.

Forse per questo motivo in tanti la trovano meravigliosa. Forse per questi motivi in tanti non riescono a darle credito, finchè non combina qualcosa di palesemente preoccupante.

È l’anoressia fatta a persona.
Un continuo disperato bisogno di aiuto, un circolo vizioso infinito, una spirale autodistruttiva che non può essere fermata. Esternamente è qualcosa che brilla, qualcosa che mette le mani avanti e dice “Non preoccuparti. Sono esattamente ciò che vedi”, quando invece c’è molto altro.

E quando infine inciampa e cade, tutti attorno a lei non fanno che domandarsi “Perchè siamo stati così stupidi? Come mai non ci siamo resi conto che aveva bisogno di essere tenuta per mano?”.
E anche dopo essersi rialzata, lei non farà altro che sorridere e dir loro: “Wow, sto una favola!”.


Oh. wow.

Giornata che sembra un lunedì, in realtà è venerdì.
Ho sentito dire “Ma diamine, non è lunedì oggi?” almeno a tre persone nell’arco della giornata. Non riesco a spiegarmi il perchè.
Il lunedì presuppone un weekend alle spalle – bello o brutto che sia.
Invece no.

Alle spalle mi porto ore ed ore di fotoritocco maniacale ( quando mi ci metto sono fredda e malvagia come un condor ), corsette serali, una bella camminata per Venezia e qualche litro di tisane in più.

Stasera ho fatto una bella chiaccherata come si deve con mia madre.
Le ho comunicato il mio chiaro intento di ufficializzare il mio vegetarianesimo ( ormai è talmente palese che basta solo dirlo per completare il quadro generale ) e lei si è dimostrata solidale – strano ma vero.
Mi ha però suggerito – ed accetterò di buon grado il suo consiglio – di rivolgermi al nostro medico di base per avere delucidazioni e scoprire se c’è qualche nutrizionista in zona che possa darmi supporto medico specialistico nella mia transizione.
Non che io non sia informata o non sappia che pesci pigliare, semplicemente credo che a mia madre farebbe piacere confrontarsi con una persona reale e preparata che possa eventualmente dirle cosa cucinare per me quando torno a casa la sera.
Le ho spiegato che la mia perdita di peso è stata naturale conseguenza dell’eliminazione di determinate categorie di alimenti e dell’attività fisica che ho deciso di incrementare.

Onestamente la prospettiva di poter finalmente mangiare serenamente i cibi che reputo “sicuri” e non nocivi per il mio organismo mi alletta molto. Senza contare che adoro provare cose nuove e sono sicura che se comincerò a diventare brava con qualche ricetta particolare, nessuno in famiglia si tirerà indietro.

È un bel sollievo non dover più litigare.

Passando ad altro, stasera mi trovo a casa. Sono davvero molto stanca ( i corsi oggi mi hanno sfiancata ), e non riesco a concepire nessun luogo diverso dall’orizzontalità del mio letto – con relativo piumone.

Sto ancora aspettando la chiamata dell’ospedale per il secondo Day Hospital, ma non si sono fatti sentire come mi avevano promesso.
Do loro una soglia virtuale: martedì a mezzogiorno. Se entro quel momento non avrò ricevuto notizie, li chiamerò io. Con dicembre i ritmi si rallentano ed io volevo avere entro Natale delucidazioni sulle mie intolleranze alimentari, checcavolo.

[ Oggi ho ascoltato il nuovo singolo dei The Birthday Massacre più e più volte. Ve lo lascio in dono ]

 

 

Every minute shared is never mine / Frozen in this fog and hiding / Every second in time /
I’m in the dark, I’m alone around you / I’ve never been here before / Nobody here to get me through / Oh, I’m in the dark.



video esplicativo.

Più esplicativo di così …


piove.

Piove. Tuona.
E poi questo.

Piove fuori e piove sul mio cuscino.