divertente.

Divertente è un diario alimentare impeccabile e bilanciato per tutta la durata della giornata.
Divertente è aver preso un mucchio di biscotti, aver fatto fagotto, averli lanciati dentro un cassonetto alle otto del mattino.
Divertente è essere tornata a casa e aver consumato la cena in maniera esemplare.

Divertente è aver visto nuovi biscotti, identici a quelli cestinati al mattino, al loro posto nella credenza.
Divertente è aver preso un pacco dei suddetti biscotti e averne fatto fuori metà.
Divertente è soffrire per i crampi allo stomaco e pensare all’ironia della cosa.

Ho dei nuovi nemici.

grancereale


irrilevante.

Mentre tutto il resto del mondo si muove, io sono qui.
Stesa su questo letto da tre giorni, comincio solo ora a sentirmi meglio dopo un virus intestinale che mi ha letteralmente messa in ginocchio.

Quando, sabato mattina, sono dovuta uscire dalla prima proiezione della rassegna cinematografica che attendevo da due mesi ( e per la quale avevo anche comprato l’accredito ) perchè mi sono sentita male in sala, ho subito pensato che il motivo fosse “quello”.
Le unghie e le nocche blu, svettanti sulle mani giallastre non lasciavano dubbi.
Brachicardìa e sensazione di svenimento completavano il quadro abbastanza chiaramente da farmi intendere che avevo bisogno di energia, e subito.
Trascinandomi verso una qualunque fonte di cibo, mi ripetevo mentalmente “Ce n’è sempre TROPPO in giro. Perchè quando lo cerco non lo trovo?”.
Finalmente mi sono ritrovata di fronte ad un supermercato, dal quale sono uscita con una tavoletta di Milka e una di Ritter Sport.
Ho finito la prima nel giro di pochi minuti, e ho visto il blu lasciare lentamente le mie mani per lasciar spazio ad una lieve sensazione di tepore.
Ho pensato che non fosse abbastanza. Dopo essermi recata in stazione delle corriere per comprare il biglietto e tornare a casa, ho fatto un salto al Cafè del Mac Donald’s per concedermi una cioccolata calda e una brioche alla crema.
L’aspetto più weird dell’intera faccenda è stato “Che bello, posso atteggiarmi a persona normale. Sto mangiando una brioche. Sembra di recitare in un film”.
Solo all’ultima sorsata di cioccolata calda mi sono resa conto che c’era qualcosa di sbagliato. All’improvviso tutto è diventato coloratissimo di colpo, e un’ondata di calore mi ha investita come un treno.
La testa ha cominciato a girare. Ho guardato confusamente l’ora sul telefono, ho raccolto le mie cose e sono tornata in stazione per prendere la corriera.
Mezz’ora di viaggio rannicchiata sul sedile, a tratti dormendo.
Poco prima di scendere mangio anche la tavoletta di Ritter Sport, fissando una signora seduta sui sedili alla mia destra con aria di sfida. E non so nemmeno perchè.

Cammino fino a casa a fatica e penso che sia stanchezza.
Finchè non rigetto tutto ciò che ho mangiato e mi appaiono chiari i segnali della febbre. E capisco che è un virus intestinale.

Il punto non è, e scusate se vi ho tediato con questo racconto, l’influenza in sè.
Non è di certo la prima che prendo – sebbene sia stata la peggiore di tutta la mia vita, a quanto ho memoria – e non sarà di certo l’ultima.
Il punto è che, mentre cercavo un supermercato dopo giorni di digiuno forzato, per la prima volta ho avuto davvero paura.
Paura per il colore delle mie mani.
Paura perchè la mia testa è stata attraversata da rapide ipotesi tra le quali chiamare l’ambulanza.
Paura perchè temevo che avrei potuto cadere per terra e venire trovata da sconosciuti, forse derubata delle mie cose.
Paura perchè mi sono resa conto di quanto il mio limite di sopportazione fosse reale e palpabile, mentre finora lo avevo sempre guardato con aria di sfida, rifuggendolo.

Mentre stavo male e avevo la febbre a 39 ho pensato che avrei voluto davvero guarire.
Nella disperazione del mio malessere ho pensato per la prima volta da quando sono nata che mi piacerebbe essere una persona normale.
Che mi piacerebbe vivere col mio ragazzo, raccontargli tutto e provare intimità.
Mi piacerebbe cucinare per entrambi e mangiare assieme, mi piacerebbe tornare ad uscire con i miei vecchi amici e farci una birra all’Irish Pub come una volta.

Ora che sono nuovamente lucida e ciò che mi resta sono solo crampi allo stomaco e un po’ di nausea, penso che sia stato tutto merito della febbre. Che non ho niente per cui dover desiderare di guarire.
Che stamattina mi sembra di aver letto 48 chili ma onestamente non me lo ricordo, forse stavo sognando. E anche se fosse vero sarebbe davvero uno schifo. Mi aspettavo almeno un 47 dopo questa influenza.

Capite?
È come allenarsi ad aumentare la soglia del proprio dolore. Raggiungere obbiettivi su obbiettivi, per poi guardarsi indietro e dirsi che è stato troppo semplice.
Quindi procedere, continuare.

È per questo che non riesco a fermarmi.
E ci sono giorni in cui mi dispiace.

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Quarantanovevirgolatrè.


Dài, consolati con una bella abbuffata sul tavolo della colazione. Poi vomita il coniglio pasquale e fagli desiderare di non essere mai nato.
Vìola uova di pulcini misti speranze ormai vane, mescolati a risate di bambini, partoriti dalla Madre delle Grandi Attese Notturne.
Sogna cunnilingus su colombe vergini, adulterio. Poveri antiossidanti, come hai potuto tradirli?
Infine guarda il cesto della frutta e, posando il tuo sguardo su anime travestite di innocenza, volgi la mano altrove, chiudendo porte dietro di te e sbarrando la strada a chi ricorderà per sempre.
Risate sguaiate di chi pensa di non poterci fare nulla.

Mi sto domandando se non sia giunta l’ora di vuotare il sacco e far fuoriuscire i mostri che attendono sotto il letto.

ig

Credits: http://odessa11.deviantart.com/art/Monsters-Under-My-Bed-153492618


rettifichiamo.

Rettifichiamo.

La taglia XXS di Tally Weijl mi entra. Eccome.

Quindi?

Mi sono persa?

shorts


sono una lurida stronza.

Come da titolo: sono una lurida stronza.

Ho finto di stare male, provocandomi conati di vomito – dovuti, comunque sia, ad una forte nausea totalmente reale – solo per assentarmi dalla serata lavorativa ( seppure stage, ricordiamolo ).

Stava per venirmi una crisi di panico bella e buona.
La serata era techno. Quella musica mi fa cagare. Stava arrivando brutta gente – la crème della truzzeria più assoluta. Non c’era niente da fare. Dovevo starmene impalata al freddo ad aspettare l’esibizione delle tessere da parte delle persone. Dovevo starmene lì a guardarmi in giro e tremare.
Non ce l’ho fatta.
Ho resistito meno di due ore e poi sono andata in bagno.
Mi sono infilata due dita in gola ma non è uscito niente – e ci credo: ero totalmente a stomaco vuoto.
La faccia sbattuta c’era, e con quel passaporto fatto di occhi rossi e pallore mi sono avviata verso l’uscita avvisando chi di dovere che me ne stavo andando.
Nessuno ha avuto niente da obbiettare – dovevo essere piuttosto sconvolta.
Tornata in appartamento, mi sono distesa e sono rimasta nel letto fino alle 10 di stamattina.
Nella stanza con il cucinino, il ragazzo era già partito da tre ore per andare al lavoro, quindi mi sono diretta verso i fornelli per farmi un caffè che ho appena finito di bere ( 2 splendide chilocalorie ).

Non so cosa mi succede.
Mi sento costantemente sull’orlo del pianto, ma non riesco a dare libero sfogo a questa oppressione.
Sono contenta di essermi imposta di non vomitare più dopo una binge – l’ultima volta mi sono spaventata per via del mio cuore pazzerello – ma questo ha portato a far dilatare i miei fianchi.
Ieri, mentre io e il mio ragazzo facevamo l’amore, non riuscivo a smettere di pensare che non volevo mi toccasse.
Mi sentivo grassa, ingombrante, brutta.
Lui deve aver invece apprezzato che io abbia rimesso su peso – anche se non so quanto. Ipotizzo un paio di chili dopo le abbuffate della scorsa settimana.
Lo capivo da come mi toccava le cosce, soprattutto a fronte dei rimproveri che ho dovuto sorbirmi la settimana precedente ( mi pare anche di averlo scritto. Il modo con cui mi afferrava le ossa del fondoschiena e le sgridate che mi sono beccata ).

Non so che altro dire.
Domani è Pasqua e per me sarà una domenica come tante altre.
Vorrei andarmene da qualche parte e non tornare più.

Ah, i sogni.

andromeda


you only live twice.

Comincio a scrivere questo post senza un particolare motivo.
Non ho nulla di importante da dire, non ho niente per cui lamentarmi. Cerco di distrarmi un po’, forse.
Vorrei che Lui mi chiamasse, o accedesse a Skype.
Vorrei vederlo prima di andarmene ancora.
Stasera mi tocca lavorare al locale. Non sono granchè entusiasta, ma cercherò di farmelo venire, questo entusiasmo.

d.a.
c – 100gr yogurt magro ( 41kcal ) + 1 kiwi ( 45kcal ) + 1 caffè ( 6kcal )
m – 1 the caldo zuccherato ( 60kcal ) + 1 galletta ( 20kcal )
p – insalata con pomodori e mela verde ( circa 150kcal )

30min di cyclette moderata = -170kcal
Tot. parziale = 152kcal

Lo so, faccio schifo.
Onestamente preferisco aggiungere qualche caloria in più così, piuttosto che avventarmi sul cibo in un secondo momento e pentirmene amaramente.

Riesco a sentire questo sottile strato di grasso che mi ricopre. Riesco a sentire chiaramente che non sono più 48kg come la settimana scorsa, ma non ho il coraggio di pesarmi.
Lo farò quando questa orribile sensazione mi avrà abbandonata.

In questi giorni odio le mie gambe.
Gli shorts non mi stanno più bene come quando li ho comprati, nè tantomeno il vestitino che ho comprato da H&M ( solo io ho l’impressione che la taglia XS di H&M non sia poi così XS ? Mah … Mi sta largo. Ho intravisto la taglia XXS su un paio di shorts di Tally Wejl. Ho come il sentore che entrarci sarà il mio prossimo obbiettivo. Cosa sarà, una taglia 36? Chissà ).

Non so da cosa derivi questa fissazione degli shorts.
Forse vorrei solo non dovermi infilare un sacco nero addosso e girare per la strada spaventando la gente. Vorrei non dover soffrire il caldo perchè costretta ad indossare i jeans. Vorrei esibire un po’ di sana sicurezza e self-esteem. Magari. Forse. Chissà.

Compierò 23 anni alla fine di quest’anno solare. Non sono così giovane.
Una taglia 36 su di me credo farebbe impressione. Significa annullare le fattezze di donna che dovrei cominciare ad avere.
Lo noto quando ho le mie ricadute bulimiche: osservo dove va a finire tutto lo schifo che introduco nel mio corpo, ed è sempre sul seno o sui fianchi. Il mio corpo sta disperatamente cercando di dirmi che sono una femmina – e non un essere androgino come miro a diventare – ma io non lo sto ascoltando.

Poveretto.

A volte provo quasi pena per lui.
Poi mi ricordo che mente e fisico dovrebbero andare d’amore e d’accordo, e mi domando perchè mai nel mio caso si sia optato per un divorzio. La mente paga gli alimenti – in tutti i sensi – e il corpo vuole viziarsi chiedendo gioielli e scarpe. Che puttana.

Ormai non ha più senso scusarsi per le mie digressioni, no? Non riesco ad articolare un discorso decente che sia uno.
Voglio un caffè.

coffee


Inspiration.

sum

Un approccio diretto e mirato.
Ogniqualvolta mi trovo davanti al frigorifero o alle pentole sui fornelli, pensare che un’altra estate da grassona no.

Non la voglio proprio fare.

shorts

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Ah.

Oggi ho comprato quegli shorts di jeans taglia 38. Scusate se sono superficiale.