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keep calm and skate faster.

skate

Ecco cosa mi sono concessa oggi.
Dopo una sana riflessione su come io non viva in California (nè tantomeno di illusioni), ho realizzato che forse – magari, eh – il longboard al momento giacerebbe inutilizzato per decenni prima che io possa scorazzarci.
Ho preso una tavola basica, ho speso poco – visti e considerati i prezzi standard degli skateboard, noti credo a tutti – e devo dire che viaggia abbastanza bene. Dovrò cambiare le ruote (sono troppo morbide) e con molta probabilità ridipingerò il deck.

Mezz’ora di skate = -120kcal

Oggi è stata una giornata orribile. Ho fatto tante cose, ho sentito tanta pressione, ho passato troppo tempo in casa ( 6 ore: troppe, anche se non di fila ), mi sono abbuffata, ho vomitato, ho fatto tanta ginnastica.
Non so. È stato come vivere più personalità all’interno dello stesso corpo nel giro di 24 ore consequenziali. Non fa per me.
Non capisco dove sia finita la mia smània per la purezza che avevo fino a tre giorni fa. Quella stessa sensazione di vuoto perfetto che mi ha fatto comprare un vestitino bianco – che forse domani indosserò -, quel sentimento di immaterialità che ti fa volare sopra il peso delle cose.
Il solito “bel periodo”.
C’è che ho visto le foto di domenica e le ossa del mio petto svettavano dalla maglietta. C’è che ho pianto nei camerini di H&M mentre mi cambiavo, perchè ero informe e la pelle ricadeva in maniera poco sana.
C’è che, dato che mi basta mangiare normalmente per mettere su peso, probabilmente domattina sarò di nuovo una balena arenata su una spiaggia.
Lo so.

Dico tutto questo perchè forse c’è dell’emozione in ciò che mi attende.
Sto per incontrare una persona che negli ultimi tempi ha rivestito un’importanza davvero inusuale (inusuale per i miei standard, almeno) all’interno della mia vita. L’ho conosciuta tramite questo blog, tramite questi mezzi che fanno tanto parlare e che fanno puntare il dito invece di aprire le menti.
Domani passerò 8 ore totali in treno per rendere possibile questo incontro, e ho idea che lo stesso sarà per lei.
Credo che sia questa aspettativa, questo senso di nudità spirituale che mi avvolge a far parlare l’istinto anzichè il cervello. Questa paura di essere inadeguata – perdonami, Juno – che mi porta a gettarmi sull’eccezione, sull’eccessività, sulla bulimìa.
So che domani il mio comportamento sarà impeccabile. Tendo ad idealizzare tutto ciò che reputo abbastanza importante da farmi battere il cuore. Mi immagino i momenti, le luci, gli odori.

Mancano 7 ore al trillo della sveglia. Bologna, arriviamo.


chest pain.

Ovviamente quelle del penultimo post erano solo belle parole.
Serve dirlo?
Direi di no, perciò vi risparmio tutta la classica lamentosa tiritera in stile “Mammamiaquantohomangiato” e “Ahmadadomaniricominciostaystrongblablabla”.
Non mi si addice affatto.

Ciò che mi si addice decisamente di più è organizzazione.
Ergo, pianifichiamo.

Non intendo pianificare le calorie. Limitarsi ai numeri è fonte di stress per me. Ormai ho imparato tabelle nutrizionali e calorie degli alimenti a memoria, quindi sono perfettamente in grado di dichiarare se un cibo possa essere ingerito o meno soltanto guardandolo.
Il problema attuale è che sto ripetutamente scavalcando i paletti che io stessa tento di impormi.
È per questo che mi fotto con le mie stesse mani.

Appena finirò di scrivere questo post, mi dedicherò alla compilazione di un piano alimentare per la prossima settimana.
Voglio provarci. Devo.

Passiamo all’attualità.

Stamane mi sono recata con mia madre a fare shopping nel nostro negozio di fiducia. Sono uscita con un vestito di Benetton e una giacca di Sisley tra le zampe. Non che le marche siano necessariamente indice di buon gusto, ma sicuramente sono indice di qualità.
Questo dovrebbe suggerire che c’è un’occasione in arrivo. E infatti è proprio così.
Questo mercoledì p.v. i miei genitori festeggeranno le loro nozze d’argento. Hanno deciso per una messa in chiesa e poi una cena a casa nostra con pochi parenti intimi.
Inutile a dirsi, per l’occasione dovrò essere profumata e infiocchettata a dovere – dovrò anche uscire prima da lavoro per questo, e ammazzarmi il giorno successivo per recuperare le ore – e dovrò comportarmi da ragazza brava e normale. Da figlia modello che per un giorno – un giorno solo – chiuderà un occhio sul suo agnosticismo dichiarato ed entrerà in duomo.

Va bene.
La cena. Cercherò di non farne un dramma. Ci proverò e spero vivamente che una nonna in particolare non si metta a commentare ad alta voce quello che riterrò opportuno mettere – o non mettere – nel piatto.
Sarà un po’ stressante.

Ciò che invece si è rivelato motivo di ansia è stata la lista di commenti che ho dovuto sorbirmi dal mio ragazzo ieri sera.
Mi ha chiesto quanto peso.
“Non lo so”
“Bugiarda, quanto pesi?”
“Ti giuro non lo so”
“Bugiarda. Hai perso peso?”
“Da quando, scusa?”
“Nell’ultimo mese. Mi sembri dimagrita ancora. Guarda qua” mi prende le ossa del sedere tra le mani, tasta le ossa dell’interno coscia che sporgono che è un piacere.
“Ma non ne ho idea, onestamente”
Il discorso cade dopo poco.

Mia madre stamattina mi dice apertamente che le faccio schifo. Che sono brutta.
Mi guarda storcendo la bocca ad ogni vestito che provo, dicendo che sono secca e mi stanno tutti malissimo. Decidiamo in effetti che il vestito per la celebrazione sarà stretto in vita ma molto vaporoso sotto.
A coprirmi le spalle ci sarà la giacca.

Curioso come i commenti sul mio dimagrimento finiscano in genere per concentrarsi proprio mentre, magari solo qualche ora prima, avevo passato il mio tempo a strafogarmi in cucina – e a “concludere il rituale” altrove.
Davvero ironico. Poco divertente, ma ironico.

Ho deciso di postare una foto.
Una sola.
Sono le mie gambe.
Non so se la terrò a lungo, se la lascerò qui, se la toglierò fra cinque minuti. Ma intanto eccovela.

[ foto rimossa alle 20:42 del 18/04 ]


inutile.

È dall’ultimo post che la situazione è rimasta invariata.
Ergo, è praticamente da domenica che non riesco a smettere di mangiare come un’inelegante suino. L’unico giorno di semi-digiuno è stato martedì.

Mi vergogno terribilmente.
Mi vergogno perchè sono addirittura arrivata a rubare del cibo da un appartamento non mio. Non credevo sarei mai riuscita a raggiungere livelli simili. Non l’avrei mai ritenuto possibile.

Quei meravigliosi 48 chili della settimana scorsa si saranno ormai tramutati in un orribile numero – che non ho intenzione di vedermi schiaffato in faccia.
Voglio trovare la forza di mangiare normalmente. Non digiunare o restringere. Semplicemente raggiungere un punto di equilibrio e mantenerlo per un po’. Poi eventualmente ridurre piano piano.

Il lavoro che faccio ora non mi permette di fare la schizzinosa. Rapportarsi con la gente è estremamente difficile, ma sapevo che prima o poi avrei dovuto affrontare anche questo ostacolo.

Aggiornerò quando avrò buone notizie.

 

 

edie

 

Edie. Quant’era bella.

 


 


capovolgimento.

Mesi fa mi avrebbero pregata in ginocchio di ingerire anche solo una briciola.

Ora al mio cervello arrivano mute le richieste di lasciare almeno due biscotti nel pacco per i miei fratelli.
Non do loro ascolto.

E soffro.


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Mia madre passa l’aspirapolvere rumorosamente, un piano più in giù.

La camera dei miei genitori è adiacente al bagno del piano superiore.
Credevo che la camera dei miei genitori fosse vuota, mentre vomitavo i dolcetti ingeriti durante il pranzo – e un po’ del pranzo.
Li avevo mangiati proprio per non destare sospetti.
Vomitandoli ne ho destati ancor di più.

La camera dei miei genitori non era vuota.
Lo capisco 10 minuti dopo, tornata nella mia stanza, sentendo tossire mio padre – probabilmente seduto sul letto intento a rilassarsi leggendo un libro.


non so cosa dire.

Davvero, ormai anche le parole si sprecano.
Quando non scrivo è perchè sto restringendo. Di norma, invece, quando vengo qui è perchè mi sento una fallita.
C’è poco da dire, oltre a questo.

Ho la faccia gonfia – non capisco perchè – ho vomitato tutto ciò che ho ingerito oggi e più in generale non ho combinato niente.
Domani mi attende una giornata intensa – con pranzo di lavoro annesso – e ho idea che mi inventerò una scusa per starmene a casa.
Davvero. Lo faccio.
O no?
Lo faccio. Non lo faccio.
Cosa faccio.

Domattina deciderò.

img


mess.

Evidentemente c’è una parte di me che prova sincero divertimento nel vedermi faticare e poi vanificare i miei sforzi. Tutto da sola.
Deve esserci un lato sadico all’interno della mia turbata persona, altrimenti non riuscirei a spiegarmi la frequenza con la quale mi intrattengo in cucina per poi vomitare brillantemente tutto ciò che divoro in preda al delirio.
È un continuo abbùffati/vomita e poi stringi per qualche giorno. La situazione è statica praticamente da due mesi, e non riesco ad uscirne.
Il succo della faccenda – dal lato pratico – è proprio questo.

Mi sembra ovvio – e doveroso – dire che non ho ancora finito di voler dimagrire.
Se possibile, mi vedo sempre peggio.
La taglia 40 – che prima mi stava larga – stamattina mi stava sì larga, ma di meno. Mi sono vestita con le prime cose che ho trovato nell’armadio, non mi sono quasi truccata e sono uscita in uno stato di confusione tale, che se avessi incrociato un conoscente avrebbe sicuramente fatto finta di non vedermi.
Inutile piangersi addosso e dirsi “Stava andando tutto così bene”, perchè no, non stava andando bene prima ed ora possibilmente va anche peggio.
L’unica cosa sulla quale posso contare è quel pizzico di forza di volontà che mi permette di non buttare totalmente via una giornata, che mi riporta sulla cyclette a tentare di scacciare con forza le calorie in eccesso ( 2 ore e un quarto saranno bastate? Dico di no ), che mi fa vestire per uscire a fare comunque le mie commissioni e che mi impedisce di ficcarmi sotto le coperte e chiudere il mondo fuori.

Non mi va di promettermi mari e monti. Che oggi è stata l’ultima volta, che domani andrà meglio, che non lo farò più.
È stupido.
Non ho più alcuna certezza, e sono convinta che la cosa migliore sia procedere un passo alla volta. È sbagliato pensare che ci sia sempre un domani. L’importante è ciò che fai o non fai oggi. E oggi. E oggi. E oggi.

Speriamo.

 

adolie day

[ Illustrazione di Adolie Day. Quanto adoro questa donna ]