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troppismo.

Troppo.
Mangiare troppo e ripetersi che non è decisamente il momento di lasciarsi andare così.
Osservo la situazione degenerare e dentro di me continuo a ripetermi che lo sto facendo solo per togliere ogni dubbio. Per fargli credere che sto meglio, che sto guarendo, che sono una ragazza normale.
Andata fuori a mangiare la pizza col mio ragazzo, ieri sera. Era da un anno che non lo facevamo. Una sensazione strana. Una facilità mostruosa. Una vagonata di sensi di colpa poi. Scene di scarsa maturità, silenzi e poi un recupero sul finire.
Non è andata male, ma non è certo dipeso da me.
Finire una pizza per me ha dell’incredibile. Anche mangiarla, se è per questo. Ma finirla è davvero un evento.
Come se non bastasse, stamattina mi sono avviata verso la cucina con l’andatura dello sparviero.
Inutile dire in cosa si sia trasformato il mio tentativo di cavarmela solo con una mela e un the verde. Un minuto di silenzio per tutti quei biscotti morti e le loro famiglie.

Che poi a me quei biscotti fanno sinceramente schifo. Anche la sensazione di pienezza dovuta alla pizza di ieri sera, ora mescolata a questo ammasso informe di Male Carboidratesco Puro. Sensazione vomitevole.
Ma.
Non vomiterò.
E questa mia scelta non è dovuta al fatto che mio padre si aggira tra giardino e casa, curando l’orto e potando le rose con il suo cappellino modello Pescatore di Mezza Età. No.
Non l’avrei fatto comunque.

Di questo posso anche ritenermi soddisfatta. Tralasciando l’influenza, non vomito da circa due settimane.
Mi sono spaventata dopo qualche episodio di “cuore matto”. Mettiamola così. Ne avevo già avuti alcuni, ma la goccia che ha fatto traboccare il vaso mi ha fatto riflettere su quanto sia pericolosa quell’attività.
Lo facevo quasi per gioco. Come un grottesco hobby.
Mangiare al fine di svuotarsi.
Interi episodi pianificati con giorni di precedenza.
Vergognoso.

Non voglio dire che non lo rifarò. Dirò solo che al momento non è nel mio interesse.
Ciò che era nel mio interesse, una volta guarita dall’influenza, era cominciare a mangiare in maniera equilibrata.
Ci sono riuscita per due giorni, poi ho perso il controllo ed ora sto mangiando troppo. Probabilmente ho ormai vanificato tutti i benefici a livello di diminuzione del peso corporeo che l’influenza mi aveva dato.
Devo riprendermi.

Inutile piangere sul pacco di biscotti sterminato.

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perchè oggi non sarà mai come ieri.

Assurdo.

Rileggo il post precedente per scoprirmi così piena di buoni propositi, cose da fare, luce e speranza.

Sembra un secolo fa.

Provo a sforzarmi di ricostruire tutto, di raccogliere i cocci di questo tempo che si è sgretolato sotto di me per farmi cadere nel vuoto più nero.
Ci provo.

Ricordo di essermi trovata a casa da sola, ma non ricordo come. Non ricordo da dove arrivavo.
Ah, il centro commerciale.
Ok, sono rincasata. E poi.
Avventata sul cibo.
Vomito. Sangue. Paura. Dolore.

Ricordo di aver provato delle fitte al petto. Ricordo di essermi fermata perchè dovevo andare dal mio ragazzo. Ricordo di essermi inventata una scusa sul mio ritardo. Ricordo che dovevamo andare al concerto e ricordo di essermi detta “Ormai è tardi. Non ci vado” quando di tempo ce n’era eccome.
Una serata fatta di me che dormo nel letto mentre lui gioca a Call of Duty.

Oggi.

Oggi mi dico che andrà meglio.
Mentre mi impongo di pesare lo yogurt, la molla scatta di nuovo e di yogurt ne divoro due. E tutto il resto.
Alzo lo stereo al massimo mentre sono in bagno, per coprire il rumore dei miei sporchi affari. Non riesco a vomitare altro che le ultime cose che ho ingerito. Subito la gola fa male e lo stomaco si rivela stanco per gli orrori della sera precedente.
Scappo da casa mia e guido 40km per ritrovarmi di nuovo al centro commerciale. Giro da sola per negozi e vetrine, mi siedo e leggo un libro. Scrivo memorie perchè temo che morirò presto, che mi accascerò per terra alla prima occasione, che impazzirò per tutte quelle famiglie che leccavano gelati camminando, che sparirò semplicemente. Senza lasciar traccia.
Scrivo memorie nel mio look bizzarro “Madonna primo periodo”, mentre la gente passa e vive.
Mi alzo dopo due ore, prendo la macchina e torno a casa.
Avevo dimenticato l’antibiotico sulla scrivania. Lo prendo. Torno fuori.
Raggiungo il mio ragazzo per tirarlo fuori dal buio della sua stanza e andiamo a passeggiare.
Sto male.
Lui addocchia una pizzeria take away e dice di avere fame. Entra e torna fuori, dicendo che vuole provare a cercarne un’altra migliore.
Riprendiamo a camminare e la pizza diventa il mio pensiero fisso. Ammutolisco e sento di avere gli occhi sgranati. Non riesco a prestare attenzione a nulla di quanto mi va dicendo, e ben presto anche lui si accorge che sono assente.
Dopo mezz’ora ci fermiamo di fronte alla pizzeria prescelta e lui ordina due tranci di margherita. Gli rubo la punta di uno dei due.
Parliamo, chiaccheriamo. Non riesco a smettere di fissare la sua pizza.
Entro dentro dopo essermi alzata di scatto e ordino un trancio di margherita.
“Devi aspettare un momento, però. Sono dentro il forno” mi dice la ragazza dietro il bancone.
Annuisco e torno fuori, sulla panchina.
Lui finisce i tranci ed io mi alzo per andarmene. Non voglio quello che ho ordinato.
La ragazza da dentro nota che me ne sto andando e mi chiama. Troppo tardi.
Devo entrare e pagare. Devo mangiarmelo.
Lo divoro con foga sotto gli occhi divertiti di Lui, che crede io abbia semplicemente – finalmente – un po’ di fame.

Ne voglio ancora.

Il resto mi passa davanti agli occhi velocemente. Siamo io e lui a scopare a casa sua, sono io che mi asciugo velocemente dopo la doccia, sono io che torno a casa e apro la pentola dove la peperonata ha appena finito di bollire.

twiggy

Mi scotto lingua e palato prendendone qualche cucchiaiata, metto su il the, mangio qualche biscotto, faccio fuori una mela.

Sono qui seduta sul letto col mio portatile, lo stomaco nuovamente dolorante.

Sono qui col piumone sulle gambe a domandarmi perchè non abbia avuto il coraggio di confessare quel “Ho paura” che mi ballava sulle labbra mentre Lui si era espresso nell’ennesimo “Ma che cos’hai?”.
Sono qui a domandarmi perchè mia madre si sia incazzata solo oggi per le taglie dei pantaloni che mi ha comprato ieri, perchè si ostini a dire che mangio poco anche quando le divoro biscotti sotto il naso, perchè l’80% delle nostre conversazioni debbano ormai essere incentrate su quello che mangio o non mangio.
Sono qui a chiedermi se mio padre mi abbia sentita vomitare nonostante la musica, se il mio ragazzo abbia abbassato il volume delle casse del pc per controllare cosa stessi facendo chiusa a chiave nel bagno ( niente. volevo vomitare il trancio di pizza, ma poi ho deciso che non sarei caduta così in basso da vomitare anche a casa dei suoi ).

Sono qui a compatire la mia miserabile vita. A pensare che avrei voluto piangere mentre la gente attorno a noi rideva spensierata con il gelato in mano. Che avrei voluto piangere quando mi sono guardata allo specchio del suo bagno. Che avrei voluto non uscire mai più da lì.

Che …

Che avrei semplicemente potuto passare una calda ed assolata domenica senza dovermi preoccupare di tutto questo. Che se avevo così paura del primo giorno col nuovo lavoro di domani avrei semplicemente potuto confidarmi.

E forse a quest’ora avrei avuto meno paure e meno calorie in corpo.
Invece tutto quello che mi resta è il terrore a fior di pelle e il grasso qualche strato più giù.

 

 


sunday, moody sunday.

Ieri sera sono andata a vedere “Sucker Punch”, film che mi aveva incuriosita assai già dal trailer.
A dire il vero sono un’amante del trash, quindi il fatto di essere uscita dal cinema con in mano elementi su cui riflettere mi ha alquanto scombussolata.
Non sono ancora del tutto sicura: devo davvero dilungarmi in riflessioni in merito alla trama o è semplicemente un film saturo di elementi messi a caso per fuorviare?
Mistero.

Inutile dirlo: mi sono innamorata della protagonista. Peraltro ho anch’io un vestitino identico al suo ( sono una cosplayer, talvolta ), quindi non ho potuto fare a meno di sentirmi “vicina” a lei, ahah. Peccato che non sia altrettanto bionda – e altrettanto figa.

 

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Raccontarvi che accade non avrebbe molto senso.
Si tratta di un film godibile, e l’impronta “graphic novel” piacerà agli amanti del genere. Uno strano mix stile “videogame/influenze steampunk/influenze vintage anni ’50/sexy protagoniste alla Sin City“.
Se avete un appuntamento al cinema e non sapete cosa andare a vedere, ve lo consiglio vivamente. Non credo che in streaming renderebbe allo stesso modo. Anzi, ne sono certa.

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Passando ad altro, ieri sera mi sono costretta ad indossare calze traforate e maglietta lunga. Cardigan nero, giacchetta e scarpe piuttosto alte.
Ho preso il tempo di cui necessitavo.
Ho fatto una lunga doccia calda, mi sono spalmata qualche crema, ho fatto un impacco ai capelli e uno al viso ( cose che non facevo da … mesi ? ), mi sono asciugata e vestita con calma, mi sono preparata una tisana alla menta prima di uscire.
Una volta al cinema mi sono resa conto che forse – forse, eh – ero vestita in maniera troppo vistosa.
Non sono solita mostrare così tanto le gambe, e appena sono entrata dalla porta principale – nonostante fossi col mio ragazzo – un folto gruppo di ragazzi si è voltato a guardarmi.
Commentando.
Orrore degli orrori. Mi sono sentita fortemente a disagio. Che fossero commenti negativi o meno, il succo non cambia. Al cinema vestita così non ci vado più. Lo giuro.
Odio avere così tanti occhi addosso.
Ingenuamente avevo pensato di mettermi un po’ in ghingheri per me stessa – e per piacere al mio ragazzo, che ha poi apprezzato “l’impegno” – ma non avevo fatto i conti col resto del mondo, per così dire.

Va bene, ammettiamolo.
In circostanze normali – dove per “normali” intendo la vita di tutti i giorni – a me le attenzioni non dispiacciono.
Se posso alimentare un po’ la mia autostima donandomi un po’ di sicurezza per affrontare la giornata, uno sguardo significativo o un complimento possono – a volte – aiutare.
Ma comportamenti così vistosi e spiazzanti, no. Direi di no. Mi fanno sentire “nuda su un palcoscenico”, e francamente non mi pare il caso.

Non avete mai la sensazione che, al momento di un feedback positivo degli altri nei vostri confronti, ci sia una sorta di battaglia interiore in corso a livello mentale?
Si alternano pensieri come “Me lo merito: vale la pena che gli altri notino che sono oggettivamente piacente” a “Sono tutti impazziti?” finendo con “Mi stanno prendendo in giro” – e a volte terminando con un sentimento di irritazione e fastidio per via di quest’ultima ipotesi.

Vorrei sentire un po’ di opinioni in merito. Mi pare un argomento che si lega strettamente alla percezione che abbiamo di noi stessi in relazione a ciò che gli altri vedono.

Nel caso non ritorni sui miei passi scrivendo nuovamente entro oggi, vi auguro una buona domenica.
Si sa, le domeniche sono le giornate più difficili.

*chocoholica


Deve morire qualcuno perché gli altri diano più valore alla vita.

È il contrasto.

 

 

virginia


d.a.

Ogni tanto me lo scrivo ancora.

Colazione:
1 tazza di caffè nero ( 6kcal )
1 tazza di OrzoBimbo in acqua calda ( 30kcal )
1 yogurt Danone con 1 biscotto Vitasnella spezzettato dentro ( 97 + 30 = 127kcal )

Pranzo:
1 pugnetto di lenticchie ( 60kcal )
cavolo verza ( 30kcal )
insalata con carote alla julienne ( 30kcal )
1 tazza di OrzoBimbo in acqua calda ( 30kcal )

Orrorifico totale parziale: 313kcal


Odio le domeniche.
( Lo dico sempre, lo so )